Frida Kahlo al Brooklyn Museum, quando l’apparenza può ingannare

Chiude tra due settimane la mostra che il Brooklyn Museum ha allestito in onore della pittrice messicana Frida Kahlo e che costituisce un piccolo ma attento assaggio della sua vita e della sua arte.

Frida Kahlo: appearances can be deceiving, è la più grande mostra dedicata all’artista negli ultimi dieci anni e la prima in America, essa raccoglie moltissimi effetti personali, presi in prestito dalla sua casa di Città del Messico, la famosa Casa Azul. Molti oggetti e abiti erano stati tenuti sotto chiave per ordine di suo marito Diego Rivera, per almeno cinquant’anni dalla morte di Frida, avvenuta nel 1954.

La mostra è piacevole ed educativa insieme, sono precise le didascalie e anche l’ordine degli oggetti: si inizia con le foto e la storia di Frida, la mostra prosegue con (pochi) disegni e dipinti, ci sono i suoi gioielli e perfino i corsetti ortopedici. L’ultima sala poi è un trionfo di abiti, con almeno venti manichini che indossano i suoi vestiti preferiti.

Il percorso espositivo tocca i vari stadi della vita dell’artista: la famiglia, l’incidente quasi mortale, il matrimonio con Diego Riveira, la Casa Azul…

Nata nel 1907 da madre messicana e da padre tedesco che faceva il fotografo (e che lei aiutava di tanto in tanto nella camera oscura), quella di Frida è una vita piena di dolori, soprattutto fisici.

Frida inizia a dipingere nel 1925, durante la lunga convalescenza che seguì l’incidente stradale di cui fu vittima e che la rese invalida per tutta la vita. Nonostante l’incidente le avesse rotto la spina dorsale in più punti e fosse causa di atroci sofferenze durante tutti gli anni della sua vita, lei una volta aveva detto: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato incontrare Diego Rivera. Diego fu il peggiore”.

Frida Kahlo e l’allora già famoso muralista Diego Rivera, si sposano nel 1929, quando lei aveva 22 anni, e lui 43, “l’unione di un elefante con una colomba” avevano detto i genitori di lei. La loro vita coniugale è costellata di tradimenti e litigi, hanno divorziato nel ‘39 per poi risposarsi l’anno dopo a San Francisco. Malgrado una lunga lista di amanti da parte di entrambi, nessuno dei due era capace di stare senza l’altro.

La Casa Azul, costruita dal padre di Frida e dipinta di blu da lei e Diego, è il teatro dei loro anni più importanti ed un centro intellettuale per l’elite di artisti e politici di quegli anni. Persino Trotskij, in fuga dalla Russia di Stalin, ci aveva alloggiato con la moglie, e forse in quegli anni era stato uno degli amanti di Frida. Gli anni della Casa Azul sono anche quelli della ‘messicanità’ cioè gli anni in cui gli intellettuali locali riscoprono l’amore per il proprio paese, e anche Diego e Frida ne fanno parte.

Anzi, la messicanità è parte dell’ iconografia stessa di Frida Khalo: i vestiti che indossa (gonnelloni, scialli, camicette con i ricami) i suoi gioielli (le collane vistose a completare l’abbigliamento) e il suo modo di portare i capelli (le trecce alte sulla testa e i fiori tra i capelli, qualche volta fiori del suo stesso giardino). Questo è uno dei tratti più riconoscibili di Kahlo e anche uno dei più abusati dal consumismo e dalla pubblicità (le tazze, le borse, i magneti, con la sua faccia, chi non ne ha uno o una?) Nella Casa Azul, ci sono oltre sessantamila oggetti messicani collezionati da Diego e Frida, tramaschere teotihuacan, statuette maya e altri reperti archeologici e centinaia di dipinti di ex-voto.

La mostra al Brooklyn Museum fa sfoggio di alcuni di questi dipinti, o retablos, piccoli quadretti su latta colorati e folkloristici, presi in prestito dalla collezione Kahlo-Rivera. I retablos ci ricordano che Frida stessa ne produrrà alcuni, come il famoso “Sopravvissuto” portato in mostra alla galleria newyorkese Julien Levy sulla 57esima nel 1938 che ritrae un idolo pre-colombiano in piedi in un deserto. In mostra solo pochi dei suoi numerosi autoritratti, il soggetto preferito di Frida è in fondo lei stessa, e la sua dedizione a imbellettare e imbellettarsi. Si dice che fosse sempre vestita bene, anche quando era costretta a letto e non aspettava ospiti, si sa che la sua casa era piena di specchi per far in modo di potersi guardare e nel caso ‘darsi una sistemata’.

Frida è un’artista amata perché non ha filtri, i suoi sentimenti e i suoi pensieri sono così crudi e verosimili da sembrare finti eppure lei ci sta solo dicendo la verità. Il suo corpo era in fiamme, le sue scimmie la amavano, protesi di ferro le attraversavano davvero il corpo. Nelle sue parole “Mi considerano surrealista, ma non è vero. Non ho mai dipinto sogni. Quel che raffiguro è la realtà”.

 

Pubblicato il 30 aprile su lavocedinewyork.com

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