Martha Graham – la ‘studio’ serie dei coreografi emergenti

Il WestBeth è un palazzo storico del West Village da sempre abitato da artisti, si trova in Bethune Street al numero 55 e ospita molti eventi e qualche volta mercatini dove comprare arte o semplicemente un abitino vintage.

(Un po’ di notizie sui prossimi eventi al WestBeth si possono trovare qui)

La scuola della divina ballerina americana, Martha Graham, a cui ha dato il nome, si trova proprio lì e non solo! L’undicesimo piano ospita una sala-studio bellissimo con vista su Manhattan…che non guasta mai.

Le opportunità per vedere questo studio sono tante, ci sono tre programmi annuali che si svolgono in quello spazio.

GrahamDeconstructed dove le coreografie più famose della scuola vengono riprodotte e “ri-spiegate”, NEW@Graham, lo spazio dedicato ai nuovi coreografi che entrano a fare parte della famiglia, e il NEXT@Graham che offre lo spazio a nuovi coreografi emergenti.

Il NEXT@Graham è un programma diviso in due serate dove dieci coreografi in totale (selezionati attraverso un bando pubblicato il novembre scorso) presentano una coreografia ciascuno.

Quest’anno le candidature che hanno risposto al tema “womanhood” cioè “femminilità,  sono state oltre cento e le compagnie selezionate provenivano da Los Angeles, da Hong Kong e persino dalla Grecia.

Nel programma della seconda sera, queste coreografie:

Pretend you are sweet enough to try -due coppie sul palco che danzano insieme in un gioco di equilibri. La musica in sottofondo ricorda “Il tempo delle mele”: performance concettuale, per amanti del genere.

This. you – un corpo di danza à trois, tutti vestiti di bianco. La coreografa, originaria del Queens è anche una delle ballerine. La performance affronta il tema dell’avere un pubblico, come i nostri movimenti cambiano quando siamo osservati, per esempio. Intorno, tre sedie e quando qualcuno danza, l’altro fa da spettatore.

For the price of five cows – otto donne sul palco, tutte vestite di rosso. E’ questa per me la coreografia che ha più centrato il tema “femminilità”. Una voce narrante, come fosse una giornalista, parla dei matrimoni forzati e delle donne che vengono ‘vendute’ in India per esempio. Le danzatrici si battono il petto e si supportano (letteralmente) l’un l’altra…per poi muoversi in un movimento corale sincronizzato…

123 – coreografia di Penny Diamantopoulou, lei e il suo cast vengono addirittura dalla Grecia. La scena vede una donna danzare intorno e sopra una panchina, nella parte destra del palco, e un uomo danzare sopra e intorno ad una sedia, al lato opposto. Parte della scenografia e’ l’immagine proiettata del ballerino mentre si muove sulla sedia. All’inizio sembra di essere in Casa di Bambola di Ibsen perché i due non si toccano: il lui della scena sembra felice nella sua solitudine e incantato dalla sua stessa immagine proiettata. La tensione poi si scioglie e tutti i movimenti si chiudono in un abbraccio. Pezzo bellissimo, il mio preferito.

Don’t let me be misunderstood – coreografia sulla musica di Nina Simone con ballerini sinuosi ed eleganti come la voce che li accompagna..

Sito Martha Graham

Photo Credit: Brian Pollock

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