“Fiore Gemello” di Laura Luchetti, a Open Roads la storia di un amore in fuga

Si chiama Fiore Gemello, come i delicatissimi fiori a due teste che crescono nelle foreste, l’ultimo film di Laura Luchetti, un’opera d’arte lunga 95 minuti.

Presentato dal festival Open Roads al Lincoln Center e in programma proprio oggi, Fiore Gemello è un film imperdibile per tre motivi: per la storia d’amore tra due adolescenti diventati grandi velocemente che è appassionante ma delicata, per la fotografia della Sardegna e per i dettagli ‘naturalisti’ degni di una regista che è una vera esteta.

La storia, che si apre con la protagonista Anna in fuga, si sviluppa intorno a due ragazzi che scappano dai propri carnefici. Anna e Basim sono giovani ma hanno negli occhi un vissuto doloroso (di violenza e di immigrazione, come si capirà alla fine del film).

L’idea del film nasce da “un racconto che mi è stato fatto tanti anni fa da una ragazza giovanissima che era scappata dall’Italia meridionale e da una famiglia violenta e aveva fatto un viaggio lunghissimo da sola. Mi sono sempre chiesta che coraggio ci vuole a scappare e a farlo soprattutto quando ti devi continuamente nascondere. Quando ho letto del fenomeno degli “immigrati fantasmi”, migliaia di migranti giovani che spariscono appena arrivano, mi è tornata in mente la storia di questa ragazzina e ho pensato di creare una narrazione che mettesse insieme queste due storie.”

Luchetti si definisce una ‘naturalista’ e a ragione, i frame del film che si avvicinano alla natura sono una versione romantica di un documentario da NatGeo: la scena con i tre fenicotteri rosa che volano nel cielo sardo, ne è un esempio.

I luoghi del film sono così vari che si fa fatica a credere che sia tutto stato girato in un’unica regione, ma è proprio così, “La Sardegna è una terra piena di paesaggi diversi e interessanti, è un parco giochi per un regista. Tu metti la macchina lì e hai le montagne, il canyon, la costa Smeralda”.

Insieme al direttore della fotografia, Ferran Pardes e alle svariate location scelte, siamo spettatori di due narrazioni parallele ed emozionanti. Da un lato ci sono i territori della desolazione, la casa abbandonata dove i due giovani si metteranno a vivere, la centrale vecchia dell’Enel e la torre della salina ripresa di notte, dall’altro le scene che fanno uno zoom-in sulle formiche, sui fasci di luce, su una piantina che nasce in un angolo o su una libellula.

“Il mondo silenzioso che abbiamo ripreso non è un capriccio di stile ma serve a dare dignità alle cose mute che brulicano sotto ai nostri piedi e noi non vediamo. Ai senza voce come i miei personaggi, come Anna e Basim.”

Il bello di quei luoghi è che esistono davvero e sono abbandonati anche nella realtà, Luchetti ci confessa che la casa abbandonata non è una finzione scenografica ma una abitazione in disuso dove una volta aveva vissuto il guardiano della salina.

L’unico posto ancora ‘funzionante’ è proprio la salina che è tuttora operativa e dove è stato possibile girare negli orari di chiusura. La salina è uno dei posti preferiti da Luchetti e se ne capisce la ragione quando la fotografia si allunga sulle distese di sale e ci sembra di entrare in un paesaggio silenzioso, di “neve” e di solitudine.

I protagonisti di Fiore Gemello, Anastasiya Bogach e Kallil Kone, sono attori alla loro prima volta e sono stati reclutati tramite ‘street casting’. Luchetti racconta: “Abbiamo cercato attori ovunque, nelle spiagge nelle scuole, nelle palestre, sia a Roma che a Cagliari. Kallil lo abbiamo trovato in uno dei centri di accoglienza per gli immigrati dopo aver ascoltato i racconti di almeno altri 150 richiedenti asilo. Storie che non voglio neanche ripetere, ragazzi che per scappare si sono fatti l’Africa a piedi. Anastasiya stessa, italianissima ha una storia di immigrazione alle spalle visto che e’ arrivata dall’Ucraina quando aveva quattro anni”.

Lo gireresti un film a New York anche se di ‘naturalismo’ ce n’è poco? le abbiamo chiesto. E Laura Luchetti ci ha risposto: “Sono sicura che ci sia del naturalismo anche a New York, solo più nascosto. Io amo molto questi piccoli giardini in mezzo ai palazzi e i microcosmi che ci girano intorno, forse girerei li”

Pubblicato il 7 giugno su lavocedinewyork.com

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